Turismo in Medio Oriente: tra guerre e nuove rotte

Il 2026 è stato un anno complesso per il turismo mediorientale: da un lato la regione continua a pagare il prezzo delle tensioni geopolitiche esplose con la guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti a fine febbraio; dall’altro, proprio in mezzo a queste difficoltà, continuano a emergere nuove destinazioni e progetti che raccontano la volontà dell’area di reinventarsi come polo turistico globale.

Secondo i dati diffusi da diverse agenzie di stampa regionali, il Medio Oriente ha registrato nel primo trimestre del 2026 il calo più marcato tra tutte le macroregioni mondiali, con un crollo del 14% negli arrivi turistici internazionali, dovuto alla guerra, alla chiusura di alcuni spazi aerei, alle cancellazioni di voli e al conseguente calo di fiducia dei viaggiatori. Le ripercussioni non si sono fermate ai confini del Medio Oriente: anche il Sud-Est asiatico ha risentito della crisi, con un calo del 7% degli arrivi in Thailandia, mentre i flussi turistici provenienti proprio dal Medio Oriente verso l’Asia sono diminuiti fino al 57% a causa dell’interruzione dei voli a lungo raggio e del rincaro del carburante.

Di fronte a questi numeri, molti viaggiatori — anche quelli originari della regione — hanno riorientato le proprie scelte verso l’Europa e verso destinazioni più vicine, privilegiando viaggi più brevi e una spesa più prudente.

Nonostante l’impatto immediato del conflitto, gli analisti del settore restano relativamente ottimisti sulle prospettive di lungo periodo. Un report firmato da Euromonitor International, intitolato significativamente “Il viaggio nell’epoca delle policrisi”, stima che la spesa turistica nell’area Medio Oriente e Africa possa crescere di circa il 48% entro il 2030, aggiungendo oltre 50 miliardi di dollari all’economia turistica regionale. Secondo questo studio, presentato in vista dell’Arabian Travel Market di Dubai (14-17 settembre), la domanda dei consumatori resta solida nonostante le difficoltà attuali, e gli sviluppi geopolitici, pur avendo colpito temporaneamente la fiducia dei viaggiatori e l’operatività di compagnie aeree e strutture ricettive in alcune aree, non hanno intaccato le prospettive di fondo del settore.

In questo scenario contrastato, alcuni paesi della regione stanno accelerando sugli investimenti turistici. L’Arabia Saudita si conferma la destinazione araba in maggiore ascesa: secondo diverse guide di viaggio rivolte al pubblico arabo, AlUla continua a consolidarsi come una delle mete culturali più importanti del Regno, grazie ai suoi paesaggi desertici unici e ai siti storici inseriti nella lista del patrimonio mondiale, mentre progetti turistici di grande scala come Amaala e le nuove destinazioni insulari di lusso sul Mar Rosso attirano un pubblico sempre più ampio in cerca di relax ed esperienze esclusive. 

Non mancano le destinazioni “di prossimità” per i viaggiatori della regione: Salalah, in Oman, resta una delle mete predilette durante il periodo dell’autunno, la stagione delle piogge monsoniche che tra giugno e settembre trasforma la città in un’oasi verde più unica che rara nell’area del Golfo. La Giordania, dal canto suo, continua ad attrarre grazie alla combinazione tra la capitale Amman, il Mar Morto, e Petra — una delle sette meraviglie del mondo moderno — e le spiagge tranquille di Aqaba.

La stagione turistica 2026 nella regione mediorientale racconta dunque una doppia realtà: quella di un settore ferito nel breve periodo da un conflitto che ha avuto ripercussioni ben oltre i confini della regione, e quella di un’area che continua comunque a investire, diversificare la propria offerta e presentarsi a un pubblico internazionale sempre più ampio. Un equilibrio fragile, che nei prossimi mesi — anche alla luce di appuntamenti come l’Arabian Travel Market di Dubai — dirà molto sulla capacità del Medio Oriente di trasformare le proprie difficoltà in nuove opportunità.

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