Marrakech in tre giorni: consigli di viaggio

di Maria Stella Loiacono

Si può visitare Marrakech in tre giorni? Certamente. Sono diversi i motivi che spingono a fare un viaggio in Marocco, sono tanti e variegati. Il viaggio, per esempio, può essere un regalo a sorpresa per un compleanno. La destinazione va svelata solo in aeroporto, naturalmente. Ed è stato il caso di un mio amico: Marrakech è stato il regalo per il suo compleanno e noi lo abbiamo accompagnato. La città marocchina, inoltre, è una meta gettonatissima dai giovani sia per il prezzo accessibile, sia per i luoghi estremamente affascinati: solo nel nostro volo in quella stessa mattinata c’erano tre addii (due al nubilato e uno al celibato) e due compleanni (appunto): un aereo di festaioli, insomma. Riconoscerli è stato semplice: tutti i protagonisti di questi eventi erano bendati e tutti inconsapevoli della loro destinazione.

Aeroporto internazionale di Marrakech (foto di Maria Stella Loiacono)

Arrivati in Marocco, in aeroporto ci sono le questioni burocratiche che fanno perdere un po’ tempo come il visto o la registrazione dei passaporti. Un consiglio utile è quello di prendere direttamente in aeroporto delle schede telefoniche gratuite che devono poi essere ricaricate (è preferibile in appositi negozi della medina perché più economici) per usufruire della connessione ad internet in Marocco. E’ consigliabile, in fase di prenotazione dell’alloggio, di prenotare una navetta che vi porterà direttamente al riad scelto (o albergo). E’ molto comodo, altrimenti è possibile prendere un taxi che vi porterà a destinazione. Regola aurea nei paesi arabi: contrattare, contrattare sempre, anche col tassista. Non ci sono tariffe fisse e immodificabili, contrattare è un rito necessario che appartiene alla loro cultura. Uscendo dall’aeroporto, la cosa che colpisce è la presenza di un numero infinito di taxi tutti allineati di color “Sahara”. Noi avevamo prenotato una navetta che ci ha portati nella Medina: chi vuole davvero vivere lo spirito autentico e originale della città deve trovare un riad in medina perché conserva il fascino inalterato del tempo.

Il Palazzo El Bahia (foto di Maria Stella Loiacono)

Passare attraverso la città nuova – ovviamente moderna ed occidentalizzata – per entrare nella medina è come immergersi nel cuore della sua vita pulsante: piccole stradine, voci, rumori, profumi, uomini e donne, bambini ma soprattutto motorini e carri trasportanti merci di ogni tipo, in un totale caos di voci, rumori e direzioni. E si arriva al riad, una casa tipica dell’ospitalità araba con un cortile interno sul quale si affacciano i balconi e le finestre delle camere ai piani superiori. In alcuni, all’ultimo piano, c’è una terrazza con piante esotiche lampade, pergolati e tendaggi che completano l’atmosfera e riparano dall’arsura estiva. Posate le valigie ci si deve immergere subito nel suk. Non bisogna perdere tempo.

Uno scorcio del suk di Marrakech (foto di Maria Stella Loiacono)

La migliore esperienza da fare è perdersi dentro le vie di un enorme mercato coperto ed intricatissimo: negozi di ogni tipo e merce prodotta dalle mani di abili artigiani davanti ai vostri occhi. Tutto ti attrae, sembra magnetico e ti lascia senza parole, ogni zona del suk ha diversi settori dedicati ai diversi tipi di artigiani: pelletteria (borse e borselli di ogni tipo), lampade di ogni forma e colore, legno, vestiti, scarpe, spezie; tutto ha un reparto, ogni cosa risponde ad un caos ordinato, ad una sua logica perfetta. Tra i vicoli è possibile vedere dei piccoli locali adibiti a cucine con fuochi e pentolami, dove la gente del luogo si ferma a consumare qualcosa, una sorta di antiche taverne, perchè il suk non è il mercato del turista o solo per lui, il suk è il luogo dove le persone del posto vanno a fare compere, dove acquistano la carne, le spezie, il pane sui carretti per i vicoli, dove scambiare con gli amici qualche chiacchiera, dove aspettano l’affare migliore con lo straniero.

Spezie colorate nel suk di Marrakech (foto di Maria Stella Loiacono)

E’ preferibile per il turista, non consumare cibi acquistati nello street food, perché magari il nostro microbiota non è abituato e spesso è possibile stare male.

Donne berbere che estraggono l’olio di argan (foto di Maria Stella Loiacono)

​Così com’è consigliabile bere acqua imbottigliata per evitare situazioni incresciose dal punto di vista intestinale. In ogni caso la parola d’ordine in ogni acquisto che si voglia fare è sempre contrattazione: si possono fare ottimi affari. Il popolo marocchino è un popolo accogliente, dovunque nel suk ti viene offerto del tè che – per loro – equivale al whisky per i popoli nordici: un modo per bere e trascorrere del tempo insieme. Uscendo dal suk, davanti ai vostri occhi si apre l’enorme piazza di Jemaa el Fna, luogo di commercio fin dalla notte dei tempi. La piazza cambia aspetto nelle diverse ore della giornata. La mattina è possibile vedere bancarelle con oggetti di ogni tipo, incantatori di serpenti dalle musiche ipnotiche ed addestratori di scimmie; mentre, la sera, si trasforma in un luogo di giochi di luce, mangiatori di fuoco, cantastorie e venditori di street food: non è un posto che ha la pretesa di essere un’attrazione turistica, è un luogo di scambio e di interesse locale da secoli. Nella piazza si può osservare la gente del posto che cammina, esce, compra, parla, e cambia la moneta.

Uno scorcio di Marrakesh (foto di Maria Stella Loiacono)

Dalla piazza è possibile andare a vedere la più grande moschea della città, non visitabile dai non musulmani. Si tratta della Moschea della Koutoubia, voluta nel 1141 dal califfo almohade Abd al Mu-min. Il suo nome, significa “moschea dei librai” per la grande quantità di bancarelle che vendono libri nella zona circostante. Importante è il suo minareto altissimo, il cui colore è dovuto alla pietra arenaria rosata, tipica della città, e da non perdere sono i giardini adiacenti con viali e fontane curatissimi, che diventano un’oasi di relax e fresco per i visitatori e gli stessi abitanti del luogo. Per mangiare qualcosa c’è solo l’imbarazzo della scelta in uno dei locali che si affacciano sulla piazza o sulle stradine adiacenti: ottime tajine e cous cous potranno deliziare i palati godendo di una vista stupenda sulla città.

Piatto tipico cucina in una tajine (foto di Maria Stella Loiacono)​

Spesso, però, i bar e i ristoranti non hanno il pos e preferiscono il pagamento in contanti. Anche il secondo giorno, si può essere travolti dal fascino e dalle bellezze della città. Ci si può dedicare a visitare i luoghi storici più interessanti. Prima una buona colazione del proprio riad con una ricca tavola imbandita in stile marocchino, con uova, pane, delle particolari e gustosissime frittelle, dolcetti vari, e l’immancabile tè. Ci si può muovere a piedi verso il centro. Cosa vedere? Palazzo El Bahia, sicuramente, è una delle opere architettoniche più importanti di Marrakech. L’opera è nata con l’idea di impressionare il visitatore: la sua superficie – tra interni ed esterni – è di 8 ettari e al suo interno ci sono ben 150 stanze che si affacciano su differenti cortili e giardini. La parte più interessante del Palazzo El Bahía è l’harem delle quattro spose e delle 24 concubine di Abu Bou Ahmed. Il palazzo, attualmente, è privo di arredi perché dopo la morte del visir, molte persone, incluse le sue spose, lo hanno completamente svuotato. Per questo motivo, è consigliabile una guida che possa raccontare le storie degli ambienti che comunque mantengono nei soffitti, nei decori e nei giardini una fascino evidente. Il luogo merita assolutamente una visita. Consigliata è anche la Madrasa di Ben Youssef un’antichissima scuola coranica, la più grande del Nord Africa, i cui pregi e le decorazioni spesso in legno di cedro, non presentano figure antropomorfe o zoomorfiche come richiesto dal corano, ma consistono interamente in iscrizioni e motivi geometrici o floreali. La scuola ospitava nelle sue 132 celle dormitorie, che si affacciavano nel giardino interno, più di 900 studenti provenienti da fuori Marrakech.

I giardini del Palazzo di El Bahia (foto di Maria Stella Loiacono)

Nel primo pomeriggio, quando la luce del sole è più forte, è piacevole visitare i Giardini Majorelle, un luogo di frescura assoluta con tantissime piante differenti divise fra cactus, palme, bambù, piante da giardino e piante acquatiche, un gradevolissimo ambiente di pace e relax soprattutto nelle giornate afose e di caldo. All’interno dei giardini è possibile visitare anche un piccolo museo di arte islamica. Il costo del biglietto è di circa 14 euro.

Un angolo del suk di Marrakech (foto di Maria Stella Loiacono)

Anche se si va in Marocco per pochi giorni, non si può non fare una capatina nel deserto. Per questo motivo, il terzo giorno può essere il più variegato ed intenso. A quasi un’ora di viaggio dalla medina, attraversando vie sabbiose e prive di vegetazione si raggiunge un accampamento berbero: da lì si parte per un’escursione nel deserto con i cammelli con abili guide fanno scoprire luoghi diversi e dune sabbiose, permettendo di ammirare i panorami mozzafiato delle montagne circostanti. Alla fine del percorso, c’è la sosta per il tè nel deserto: ci si può accomodare su dei cuscini sotto una tenda berbera. Consigliatissimo il tour il cui prezzo varia in base alle attività che uno sceglie e alle esperienze che include. Molto interessante, inoltre, è un’esperienza da fare sulla via del ritorno, visitando un’azienda che produce olio di argan: lì si possono osservare le varie fasi di produzione dell’olio e acquistarli ad un prezzo vantaggioso.

L’esperienza della carovana nel deserto (foto di Maria Stella Loiacono)

Come concludere il breve soggiorno marocchino? Bisogna provare l’esperienza dell’hammam, un rituale secolare di massaggi e bagni in acque sorgive e salubri. L’Hammam tradizionale marocchino sceglie nel suo massaggio l’olio di argan ed alla fine per completare il relax, viene offerta l’immancabile tazza di tè.

Marrakech, dunque, si può godere appieno anche in soli tre giorni. Buon viaggio! Buon Marocco e buona Marrakech.

Un particolare del suk di Marrakech (foto di Maria Stella Loiacono)

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