C’è un momento, nella vita di chiunque abbia mai avuto un “migliore amico” di lunga data, in cui ci si sveglia una mattina e si pensa: “Un attimo… e se fosse lui/lei?”. Di solito questo pensiero arriva troppo tardi. In Love in Slow Motion, il nuovo film arabo targato Netflix Mena, arriva esattamente tre secondi prima dell’annuncio di un fidanzamento altrui. Tempismo, semplicemente perfetto.

La trama: un manuale di autosabotaggio sentimentale

Protagonista è Haya (Nour Al Ghandour, già vista in Honeymoonish), che dopo anni passati a tenere il suo migliore amico Jawad (Ali Kakooli) comodamente parcheggiato nella friend zone, trova finalmente il coraggio di confessargli i propri sentimenti. Provate a indovinare cosa succede. Esatto: Jawad, con un tempismo che definire infelice è un eufemismo, annuncia il proprio fidanzamento con Zeina, un’attrice affermata e sicura di sé interpretata da Noha Nabil.

Invece di rifugiarsi in un pinta di gelato — cliché che il film, va detto, si risparmia — Haya decide di lanciarsi in una missione tanto folle quanto comica per riconquistarlo. Il tutto documentato attraverso una serie di vlog privati e imbarazzantissimi, che trasformano il film in una specie di diario segreto letto ad alta voce da qualcuna con pessimo controllo degli impulsi. Geniale.
Il cast: chimica vera, tempismo (volutamente) terribile
Girato ad Abu Dhabi, diretto da Elie El Semaan e scritto da Eyad Saleh, il film segna la terza collaborazione tra Eagle Films e Netflix nel filone delle commedie romantiche arabe — un genere che la piattaforma sta coltivando con la costanza di chi, appunto, non riesce a dichiararsi e continua a tornare sulla stessa storia sperando in un finale diverso.

Al fianco di Haya e Jawad si muovono Fatima Alshereef e Shoug AlHadi, mentre Jawad — spoiler che non è veramente uno spoiler, è il motore dell’intero film — passa gran parte della pellicola a esitare invece di dire semplicemente quello che pensa. Le protagoniste, interpellate sul personaggio, hanno indicato proprio questa indecisione cronica come il suo difetto più esasperante. Empatizziamo tutti, Jawad. Empatizziamo tutti.

Il verdetto: prevedibile, ma con il cuore al posto giusto
Chi mastica commedie romantiche riconoscerà i colpi di scena con un discreto anticipo: gli equivoci, il “non è il momento giusto”, la confessione tardiva che arriva sempre un atto dopo quando dovrebbe. Love in Slow Motion non reinventa il genere, ma lo abita con calore e con quella particolare ironia che solo chi ha aspettato troppo a lungo per dire una cosa ovvia sa raccontare bene.

Del resto il titolo lo dice chiaro fin dall’inizio: qui l’amore non corre, cammina piano, si guarda intorno, inciampa, si scusa, e solo alla fine — dopo aver fatto sudare freddo lo spettatore per un’ora e mezza — decide di arrivare a destinazione. “Ahbbak min zaman” (Ti amo da secoli” il titolo in arabo rivela invece tutto per chi ha ancora un “amico” a cui non ha mai detto niente. Sapete chi siete.

