Torna dal 24 al 26 settembre il festival “Jazz à Rabat”, giunto alla sua ventottesima edizione. La tre giorni, organizzata dalla Delegazione dell’Unione Europea in Marocco in collaborazione con il Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione e con la Wilaya della regione Rabat-Salé-Kénitra, si terrà – come da tradizione – al Teatro del Parco Hassan II, nel cuore della capitale marocchina.

Per tre serate consecutive il pubblico rabatino potrà assistere a un fitto programma di concerti e incontri musicali inediti, pensati appositamente per questa edizione, che vedrà protagoniste sei formazioni europee e sei progetti musicali marocchini. Il festival conferma così la propria vocazione di spazio di dialogo, diversità e creatività condivisa, offrendo al pubblico incontri artistici audaci in cui il jazz europeo dialoga con le sonorità marocchine e, più in generale, con le tradizioni musicali del mondo: fado, flamenco, funk, hip hop, samba, musica balcanica e ritmi gnawa si intrecceranno sul palco in un unico grande racconto sonoro.

La rassegna si aprirà alle 19:30 con l’Amara Quartet, formazione tutta al femminile proveniente dal Portogallo che propone una lettura contemporanea del fado, affidata a voce, fisarmonica, chitarra classica e violoncello. Il gruppo lusitano dialogherà sul palco con il percussionista e compositore marocchino Khalid Kouhen, artista che nel proprio percorso ha attinto a tradizioni diverse, dalla tabla indiana ai ritmi brasiliani. A seguire si esibiranno i Thérapie de Couple, formazione franco-tedesca che esplora con leggerezza e inventiva il rapporto artistico tra Francia e Germania, in dialogo con il quintetto italo-marocchino guidato da Mohamed El Manjra e Stefnik, progetto che fonde eredità musicale marocchina, jazz, improvvisazione e influenze latine.

Venerdì 25 settembre sarà la volta dell’Hyrak | Boulatkine Quartet, che intreccia suggestioni slave e gitane con la musica classica impressionista e i ritmi balcanici, in duetto con il violinista, compositore e arrangiatore marocchino Hicham Talmoudi, noto per il suo impegno nella valorizzazione del patrimonio musicale del Paese. La stessa serata vedrà salire sul palco la formazione belga New Steam, che fonde jazz, funk e hip hop, insieme al progetto Sara Mol Lablad Quartet, capace di coniugare darija marocchina, jazz e samba brasiliana con elementi di musica popolare locale.

La serata conclusiva del festival, si aprirà con l’austriaco Ulrich Drechsler Azur Trio e la sua proposta di “jazz danzante”, nutrita dalle atmosfere dei club e da ampi spazi di improvvisazione, in dialogo con il progetto “Tamazij” Quartet di Younes Fakhar, costruito attorno all’incontro tra patrimonio marocchino e world music. Chiuderà la kermesse l’Antonio Lizana Quintet, tra i nomi di riferimento del jazz flamenco spagnolo, insieme all’Abir Alabid Sextet: un incontro che farà convivere musica arabo-andalusa, flamenco, blues e sonorità gnawa, in una delle esperienze artistiche più attese dell’intera rassegna.

Il programma del festival non si esaurisce sul palco del Parco Hassan II. “Jazz au Rabat” propone infatti due masterclass specialistiche presso il Centro Culturale Nojoum a Sidi Moumen, a Casablanca, pensate come momenti di trasmissione di competenze e di scambio tra musicisti e appassionati attorno al jazz e ai suoi incroci con altri linguaggi musicali. Il sassofonista tedesco Daniel Erdmann guiderà un incontro dal titolo “Libertà, jazz e improvvisazione” a seguire sarà Mohamed El Manjra a condurre una seconda sessione dedicata a “Jazz e musica marocchina: un approccio alla fusione musicale”.
Con questa ventottesima edizione, il “Jazz au Rabat” conferma la propria identità di piattaforma di scambio culturale e di incontro tra esperienze musicali diverse, mettendo in dialogo artisti europei e marocchini in una programmazione che punta a dimostrare, ancora una volta, la capacità della musica di costruire ponti tra culture e tradizioni.

