Di Sebastiano Depperu
Per molti è il vincitore morale dell’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia. “The Voice of Hind Rajab”, film della regista tunisina Kaouther ben Hania si è portato comunque a casa il Leone D’Argento. Ad assegnate il prestigioso premio è stata la giuria internazionale presieduta dal regista e sceneggiatore statunitense Alexander Payne.

La Giuria della Mostra del Cinema di Venezia era inoltre composta da Stéphane Brizé (regista e sceneggiatore francese), Maura Delpero (regista e sceneggiatrice italiana), Cristian Mungiu (scrittore, regista e produttore rumeno), Mohammad Rasoulof (regista, scrittore e produttore iraniano), Fernanda Torres (attrice, scrittrice e sceneggiatrice brasiliana) e Zhao Tao (attrice cinese). In concorso c’erano 21 pellicole. Il Leone d’Oro è andato a “Father Mother Sister Brother” di Jim Jarmusch.

Il film Leone d’Argento porta in primo piano il conflitto in Medio Oriente. E lo fa dal basso, attraverso la voce di una bambina palestinese. Era il 29 gennaio 2024, quando i volontari della Mezzaluna Rossa hanno ricevuto una chiamata di emergenza. Una bambina di sei anni era rimasta intrappolata in un’automobile sotto attacco israeliano a Gaza. Implorava di essere salvata. Mentre cercavano di tenerla al telefono, i volontari hanno fatto tutto il possibile per farle arrivare un’ambulanza: la bambina si chiamava Hind Rajab.
Il film ha fatto subito parlare di sé. Alla fine della presentazione ufficiale a Venezia, infatti, il pubblico gli ha tributato un applauso lungo più di 20 minuti. “Questa storia non riguarda solo Gaza – ha detto la regista tunisina – Parla di un dolore universale. E credo che l’invenzione narrativa (soprattutto quando trae spunto da eventi verificati, dolorosi e reali) sia lo strumento più potente del cinema. Più potente del rumore delle ultime notizie o dell’indifferenza dello scrolling. Il cinema può preservare un ricordo. Il cinema può resistere all’amnesia”. Quando la regista ha ritirato il premio ha avuto una standing ovation.

