
Naman Tarcha. Con oltre quarant’anni di carriera alle spalle e un’energia sul palco che non sembra conoscere il tempo, Ragheb Alama resta una delle voci più amate e longeve della musica araba contemporanea. Soprannominato “Super star”, il cantante libanese continua nel 2026 a riempire teatri e stadi da Beirut al Cairo, da Istanbul a Sydney, dimostrando una vitalità artistica che pochi colleghi della sua generazione possono vantare.

Nato a Beirut il 7 giugno 1962, Ragheb Sobhi Alama ha fatto vedere al mondo il proprio talento musicale fin da bambino, quando il padre gli insegnò a suonare l’oud. A soli dodici anni partecipò già a un programma radiofonico, per poi iscriversi all’Istituto Musicale Libanese e perfezionare la tecnica sullo strumento. La vera svolta arrivò nel 1982, quando si presentò al celebre talent show libanese “Studio El Fan”, conquistando la giuria e vincendo il primo posto nella categoria canzone popolare — un successo che gli valse anche il Premio Platino e che gli aprì ufficialmente le porte della carriera musicale.

Il suo primo album, “Bukra Byabrom Dolabak”, diede il via a una serie ininterrotta di successi, seguito da brani entrati nella memoria collettiva del pubblico arabo come “Ya Reit”, “An Jad” e soprattutto “Alby Asheha”, considerata la prima canzone araba a essere trasformata in un videoclip musicale.

Gli anni d’oro e gli album leggendari

Nel corso degli anni Duemila, Ragheb Alama ha pubblicato una serie di album che hanno consolidato la sua fama in tutto il mondo arabo, tra cui “Sahrouni El Leil” (2001), “Tab Leih” (2002), “Al Hob Al Kabir” (2004) e “Bi Ashaqak” (2008). Brani come “Tawam Rohi”, “Bravo Alayki”, “Asef Habibty” e “Nokta Dafi” lo hanno reso una presenza fissa nelle classifiche di tutto il Medio Oriente, capace di muoversi con naturalezza tra il dialetto libanese, quello egiziano e quello del Golfo.

Oltre al successo discografico, Ragheb Alama ha conquistato un pubblico ancora più ampio grazie al ruolo di giudice nel talent show “Arab Idol”, dove ha affiancato colleghi come Ahlam e Hassan El Shafei, e in seguito Nancy Ajram. Proprio nella seconda stagione del programma, quella che nel 2013 incoronò il palestinese Mohammed Assaf, Ragheb Alama fece parte della giuria che portò alla luce una delle storie più toccanti della musica araba recente.

Il 9 giugno 2013, in diretta durante Arab Idol, Ragheb Alama venne nominato Ambasciatore di Pace e Buona Volontà delle Nazioni Unite, un ruolo che nel tempo si è ampliato fino a includere l’impegno come ambasciatore per il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) nella regione del Medio Oriente e dell’Asia occidentale, con un focus particolare sulla sensibilizzazione ambientale in Libano.

2026: tra tour internazionali e un nuovo album

L’attività di Ragheb Alama nell’anno in corso conferma la sua straordinaria capacità di restare al centro della scena. Dopo un 2025 costellato di tappe prestigiose — dai palchi di Mawazine e Carthage fino al celebre tour negli Stati Uniti e a un concerto sold-out alla Dôme de Paris, davanti a oltre 4.500 spettatori delle comunità arabe d’Europa — il cantante ha proseguito nel 2026 con un calendario fittissimo: un concerto a Sydney, uno a Istanbul e un attesissimo ritorno sul palco del Cairo lo scorso agosto, dove ha incendiato il pubblico con un repertorio che mescola i grandi classici ai brani più recenti.

Sul fronte discografico, Alama sta ultimando un nuovo album per l’estate 2026, la cui uscita era stata rimandata. Il progetto, curato tra gli altri dal paroliere Amir Taima, includerà brani in dialetto libanese, egiziano e del Golfo — tra cui alcuni pezzi interamente in dialetto egiziano — a conferma della vocazione pan-araba che ha sempre contraddistinto la sua musica. Tra le nuove collaborazioni figura anche il brano “Habibty Ahla Wahda”, frutto di un nuovo sodalizio con il compositore Essam Karika, con cui Alama aveva già firmato successi come “Elli Eftakartou” e “Law Darit El Ayyam”.

Con oltre quattro decenni di attività, decine di album e un impegno umanitario che affianca costantemente la musica, Ragheb Alama resta oggi uno dei pochi artisti della sua generazione capaci di parlare, allo stesso tempo, al pubblico che lo segue dagli anni Ottanta e alle nuove generazioni che lo scoprono attraverso i social media e i palchi internazionali. Una parabola che conferma perché, nel mondo arabo, il suo soprannome di “Super Star” non sia mai sembrato un’esagerazione.

