Il Festival del Cinema di Amburgo ha preso il via il 24 settembre e si concluderà il 3 ottobre. Quest’anno la kermesse accoglie 114 film provenienti da 64 paesi, con la partecipazione di star internazionali. Il festival ruota attorno a tre temi principali: libertà, connessione e nuovi inizi. Le proiezioni si terranno in cinque sale cinematografiche, con quattro film arabi in concorso.

Tra questi, “Hiwar Ma Albahr” (“Dialogo con il mare” ) del regista e produttore Muayad Alayan. La storia segue Kamal, un uomo palestinese di sessant’anni, condannato da un tribunale israeliano di Gerusalemme a pagare un ingente debito di previdenza sociale dovuto al figlio Wael. Ma Wael è annegato nel Mar Rosso decenni prima, e in assenza di un certificato di morte ufficiale, Kamal si trova costretto a scoprire cosa sia realmente accaduto al figlio. Il film è interpretato dall’attore palestinese Kamel El Basha.


Il 1 e il 2 ottobre sarà, invece, proiettato “The Station” della regista yemenita-scozzese Sara Ishaq, che racconta la lotta delle donne yemenite per la sopravvivenza. Layal gestisce una stazione di servizio riservata alle sole donne nello Yemen, un rifugio sicuro in un paese devastato dalla guerra. Il film è stato girato in gran parte con attori non professionisti, lasciando ampio spazio all’improvvisazione.


Il regista palestinese Rakan Mayasi presenta il suo primo lungometraggio “Yesterday the Eye Didn’t Sleep”, un racconto poetico su due sorelle beduine. Girato senza sceneggiatura e con interpreti non professionisti, il film si svolge al confine tra Libano e Siria, dove l’incendio di un camion innesca tensioni all’interno di una compatta comunità beduina.


Infine, in programma anche “La más dulce” (“Fragole”), film che racconta la storia dei lavoratori stagionali marocchini impiegati nella raccolta delle fragole nel sud della Spagna, sottopagati per il loro lavoro.

L’attrice britannica Helen Mirren riceverà il Douglas Sirk Award. Tra gli altri ospiti internazionali e nazionali del festival: Cristian Mungiu con “Fiord”, Andrey Zvyagintsev con “Minotaur”, Martin McDonagh con “The Wild Horse Nine”, e Wim Wenders, il cui documentario 3D “Anselm… From the Inside Out – Peter Zumthor’s Architecture” esplora l’opera e la filosofia del celebre architetto svizzero.

