Di Naman Tarcha
Pochi giorni fa, il Parlamento Europeo di Bruxelles ha ospitato una conferenza dedicata al futuro delle comunità cristiane in Siria, un appuntamento che ha riunito partiti e figure politiche siriane, rappresentanti religiosi, eurodeputati e delegati delle istituzioni europee, insieme a numerosi membri della comunità siriano cristiana. L’incontro aveva il titolo “Il futuro dei cristiani in Siria: libertà religiosa, rappresentanza politica e destino comune”.

La conferenza è stata promossa da un gruppo di organizzazioni europee, tra cui l’Unione Siriaca Europea, il Centro Europeo per il Diritto e la Giustizia (ECLJ), l’organizzazione Syriac Cross Belgium, la fondazione Sallux e Jubilee Campaign Paesi Bassi. Tra le presenze di rilievo figuravano l’inviata speciale dell’Unione Europea per la promozione della libertà di religione o di credo, Maireid McGuinness, e la copresidente della Tavola Rotonda Internazionale per la Libertà Religiosa di Washington, nonché ex presidente della Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale, Nadine Maenza.

Cinque richieste per il futuro dei cristiani siriani
Il presidente del Consiglio Nazionale del Mashreq, Wadah Al Khoury, ha presentato cinque richieste principali al centro del dibattito: cittadinanza paritaria, protezione delle persone e dei luoghi religiosi, responsabilità per gli autori delle violazioni e dei crimini, garanzia di un ritorno sicuro e dignitoso per gli sfollati, e partecipazione politica effettiva. Al Khoury ha voluto precisare che la richiesta di tutela dei cristiani non implica in alcun modo l’aspirazione a uno Stato confessionale o a privilegi speciali, quanto piuttosto la garanzia dei diritti spettanti a tutti i cittadini siriani, in quanto partner nella costruzione del Paese.

Sulla stessa linea si è espresso padre Vasilios Khamis, della Chiesa ortodossa antiochena, secondo cui i cristiani non chiedono uno Stato cristiano né privilegi particolari, ma uno Stato civile fondato sulla cittadinanza, sulla convivenza e sulla pace civile, capace di offrire protezione a tutti i siriani su base di uguaglianza.

Ha preso parte alla conferenza anche il copresidente del Partito dell’Unione Siriaca in Siria, Sanharib Barsoum, che nel suo intervento ha denunciato quella che ha definito una condizione di marginalizzazione della comunità cristiana, oltre alle difficoltà di sicurezza, economiche e sociali che essa affronta. Barsoum ha chiesto garanzie costituzionali e legali chiare per la tutela dei diritti del popolo siro assiro cristiano, il riconoscimento dei suoi diritti nazionali, culturali e linguistici nella futura Costituzione siriana, e proposte concrete per rafforzare la partecipazione dei siri e assiri nelle istituzioni dello Stato, oltre al riconoscimento della lingua siriaca come lingua ufficiale in Siria. Nel suo intervento ha inoltre criticato l’inclusione della giurisprudenza islamica come fondamento della legislazione in uno Stato che comprende componenti religiose e nazionali molteplici, sostenendo che una vera uguaglianza richieda una cornice costituzionale che tuteli in modo paritario i diritti di tutti i cittadini.

I lavori della conferenza hanno affrontato la situazione politica, economica e di sicurezza in Siria e le sue ripercussioni sulla presenza cristiana nel Paese, insieme all’impatto della guerra, delle persecuzioni, degli sfollamenti e dell’emigrazione sulle comunità cristiane, nonché le sfide che ne mettono a rischio la permanenza nelle regioni storiche di appartenenza. I partecipanti hanno sottolineato come garantire diritti costituzionali, nazionali e religiosi ai cristiani possa rafforzarne il legame con la propria terra e contribuire a contenere i flussi migratori e gli sfollamenti, aiutando così a preservare la presenza cristiana nel Paese.

Uguaglianza, non quote confessionali

Un punto su cui i partecipanti hanno insistito con particolare forza è che il futuro dei cristiani in Siria debba fondarsi sulla cittadinanza paritaria e su diritti costituzionali, lontano da logiche di spartizione confessionale o dalla concessione di privilegi su base religiosa. In questo senso, la conferenza ha lanciato un appello affinché le componenti religiose e nazionali del Paese vengano coinvolte nella stesura della Costituzione permanente, tuttora assente e delle nuove istituzioni politiche, e affinché la loro partecipazione nella gestione delle rispettive aree locali venga rafforzata.

L’appuntamento di Bruxelles arriva in un momento delicato per la Siria, dopo il cambio di regime, mentre il Paese affronta il processo non definito di scrittura di una nuova Costituzione e la ricostruzione delle proprie istituzioni. Diverse organizzazioni per i diritti umani, comprese realtà internazionali, hanno già espresso preoccupazione per la capacità delle autorità di transizione, di restare tale e di non trasformarsi, sotto il silenzio complice della comunità internazionale, in un Regime teocratico nuovo, proteggere adeguatamente le minoranze religiose del Paese, dopo diversi attacchi a sfondo confessionale, rapimenti, sequestri e sparizioni di donne e giovani Cristiani, e sopratutto garantire le libertà civili e sociali, in una situazione pericolosa di islamizzazione strisciante del Paese, con l’imposizione di restrizioni e limitazioni alle libertà civili, sociali e femminili, rendendo il tema discusso questa settimana al Parlamento Europeo uno dei nodi più sensibili del futuro politico siriano, per una Siria Libera, Laica e Dempcratica.

