Beirut, il teatro non si ferma: si chiude la 13ª edizione del Festival Internazionale del Teatro del Libano

Si è chiusa a Beirut la tredicesima edizione del Festival Internazionale del Teatro del Libano, andata in scena dal 19 al 22 settembre sul palco del Teatro Nazionale Libanese, all’interno del Cinema Colisée di Hamra. La rassegna, organizzata dall’Associazione Tiro per le Arti e dal Teatro Istanbouli, ha riunito artisti e compagnie provenienti da otto paesi diversi, in un momento in cui il Libano continua a fare i conti con una crisi economica e sociale profonda.

Un cartellone internazionale sotto un unico slogan

L’edizione 2026 si è svolta sotto il motto “Il teatro è uno spettacolo che porta i pesi della società”, un tentativo di presentare spettacoli in cui le arti si intrecciano con le questioni umane e sociali. Il programma ha spaziato dal teatro fisico alla danza, dal teatro interattivo alla recitazione tradizionale, in un cartellone che ha cercato di mettere insieme esperienze e stili artistici diversi, offrendo ai giovani artisti l’occasione di confrontarsi con spettacoli provenienti da fuori dal Libano. 

A calcare il palco sono stati artisti e compagnie da Italia, Iraq, Algeria, Marocco, Grecia, Palestina, Libano, Giappone, Siria, Giordania, Scozia ed Emirati Arabi Uniti. Ad aprire ufficialmente la rassegna è stato lo spettacolo iracheno Ahmis fi Uthuni al-Salima (“Sussurro nel mio orecchio sano”), per la regia di Mohammed Hussein Habib, mentre il programma ha incluso, tra gli altri, Kunna wa Ma Zilna dalla Giordania, La Farfalla dall’Algeria e Incisioni sul Vuoto dal Marocco. Il Libano ha partecipato con diversi allestimenti, tra cui Banthizar al-Amal, Raji’in e 4333, mentre dall’estero sono arrivati See You Jimmydalla Scozia, I Gerontokori – The Spinster dalla Grecia e, dall’Italia, Fiore, liberamente ispirato a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry e interpretato dall’artista Nicola Michele.

“Resistenza culturale”: la parola al fondatore del Teatro Istanbouli

Il fondatore del Teatro Nazionale Libanese, l’attore e regista Qasim Istanbouli, ha sottolineato come la realizzazione del festival confermi l’importanza di mantenere il teatro aperto al pubblico tanto in tempo di guerra quanto in tempo di pace, evidenziando il ruolo dei giovani volontari nel collegare le diverse regioni libanesi attraverso le arti e nell’aprire nuovi spazi culturali; per Istanbouli, continuare l’attività culturale rappresenta un modo per affrontare le conseguenze della guerra attraverso quella che ha definito “resistenza culturale”. Lo stesso concetto era stato ribadito settimane prima dell’apertura della rassegna, quando gli organizzatori avevano annunciato che l’obiettivo del festival era proprio fronteggiare la crisi che il Libano sta attraversando attraverso la cultura, nonostante il conflitto in corso.

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A chiudere il festival è stata la giuria, composta dall’attrice Julia Kassar, dal regista giordano Khaled Musalmani, dal regista iraniano Amir Hassan Shafiei, dall’attore Omar Miqati, dal Dr. Qasim Qasim e dallo scrittore e regista libanese Youssef Rakah. Tra i riconoscimenti assegnati, il premio per il miglior attore è andato ex aequo ad Ahmed Abbas (Iraq), per Ahmis fi Uthuni al-Salima, e a Maher Dahaydel (Giordania), per Kunna wa Ma Zilna. Il premio per il miglior testo è stato conferito allo spettacolo greco The Spinster. Una menzione della giuria è andata, sempre ex aequo, all’interpretazione di Nicola Michele in Fiore e alla prova d’insieme dello spettacolo libanese Raji’in, mentre il premio per la miglior performance fisica è stato assegnato a Diana Adam per 4333 (Libano). Il riconoscimento per la miglior interpretazione studentesca è andato, ex aequo, a Mireille Hakim e Shaden Ezzedine per Zawjat wa Lakin (Libano). La giuria ha invece deciso di non assegnare i premi per la miglior regia, la migliore scenografia e il miglior spettacolo complessivo, motivando la scelta con la mancanza di chiarezza nella visione creativa di alcuni allestimenti, e raccomandando per le prossime edizioni di uniformare maggiormente le forme teatrali in gara, di separare le opere di teatro-monologo in un festival dedicato e di intensificare i laboratori formativi e i seminari culturali e artistici durante i giorni della manifestazione.

La cerimonia di chiusura ha visto la partecipazione del segretario del Sindacato degli Attori in Libano, Naameh Badawi, insieme a una delegazione del sindacato e a rappresentanti del Centro Culturale Italiano, del Centro Culturale Russo e dell’Addetto Culturale iraniano — una presenza diplomatica e istituzionale che conferma il ruolo del festival come piattaforma di dialogo culturale, capace di attrarre l’attenzione internazionale su Beirut anche in un momento di grande difficoltà per il Paese.

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