Damasco ha ritrovato la sua voce. Il 17 settembre, dopo un’assenza durata quindici anni, Assala Nasri è salita sul palco dell’AlFayhaa Sports Hall davanti a una folla di migliaia di fan, in un concerto sold-out che va ben oltre il semplice evento musicale: è il ritorno a casa di una delle artiste più amate del mondo arabo, ribattezzata da sempre “l’Icona d’Oriente”.
Assala Nasri, ha lasciato la Siria nel 2011 dopo aver pubblicamente sostenuto le proteste scoppiate contro l’allora regime. La cantante ha aperto la serata con brani dedicati al popolo siriano, ripetendo più volte al pubblico in delirio quanto le fosse mancato.
Il concerto, intitolato “Il ritorno di Assala”, è stato uno degli eventi culturali di maggior rilievo degli ultimi anni. L’iniziativa, patrocinata dal Ministero della Cultura siriano, è stata pensata per celebrare il ritorno della cantante nata a Damasco alle esibizioni nella capitale di una Siria nuovo.

Una carriera lunga oltre trent’anni
Nata a Damasco il 15 maggio 1969, Assala Mostafa Hatem Nasri è figlia d’arte: suo padre, Mostafa Nasri, era un compositore molto stimato, scomparso quando lei aveva appena quindici anni. Assala inizia a esibirsi giovanissima, a soli quattordici anni, cantando brani patriottici, religiosi e per l’infanzia: sua fu la sigla del programma per bambini “Hekayat Alamiyah”. La morte improvvisa del padre nel 1984, dovuta a un’emorragia interna dopo un incidente d’auto, la costringe a crescere in fretta: a quindici anni si trova ad aiutare la madre nella cura dei fratelli minori.
Il salto verso la popolarità arriva nel 1991, quando pubblica l’album egiziano “Law Tarafou”, quattro brani in stile tarab classico che diventano un successo immediato in Egitto, grazie a canzoni dal forte impatto emotivo come “Ya Sabra Yana” e “Samehtak Ketir”. È l’inizio di un decennio prolifico, che la vede pubblicare album come “Ala Aini” (1996) e “Mohtama Bel Tafasil” (1999), consolidando la sua presenza in un panorama affollato da altre grandi voci arabe.

Tra entusiasmo ed emozione, non senza polemiche
Durante la settimana del rientro a Damasco, un antiquario ha restituito ad Assala un oud appartenuto al padre, gesto che ha commosso profondamente la cantante. Non sono però mancate le tensioni: alcuni predicatori conservatori hanno criticato il concerto, con una campagna social che ne chiedeva l’annullamento, mentre altri hanno accusato il ministero della Cultura di voler promuovere un carattere più laico della società.
Assala non ha risposto direttamente alle polemiche, ma ha detto alla folla che la rinascita del Paese passerà anche attraverso l’arte e la musica.
Il Sindacato degli Artisti, ha definito il ritorno della cantante il segno di una rinnovata attività artistica e culturale in Siria, esprimendo l’auspicio che altri artisti scelgano di tornare a esibirsi nel Paese, che ha grande sete di normalità, gioia e pace.

La voce della Siria
Ciò che ha reso Assala una delle artiste più rispettate del mondo arabo è proprio la sua versatilità vocale: passa con naturalezza da ballate operistiche alla musica classica araba, fino al pop contemporaneo, con una voce riconoscibile per chiarezza, potenza ed espressività emotiva. Canta inoltre in più dialetti — egiziano, del Golfo e levantino — una capacità che le ha permesso di costruirsi un pubblico ampio e trasversale in tutto il mondo arabo, capace di parlare sia alle generazioni più legate alla tradizione sia a quelle più giovani, attratte dai suoi arrangiamenti moderni.
La carriera di Assala non si è limitata al canto. Ha condotto per anni il programma televisivo “Sola”, andato in onda su Al Hayat TV e Dubai TV, in cui accoglieva virtualmente altri musicisti nella sua casa del Cairo. Nel 2022 è stata anche giudice nella prima edizione di Saudi Idol, insieme ad Ahlam e Majid Al Mohandis. Sul piano internazionale, nel 2019 ha partecipato a “Right Where I’m Supposed to Be”, brano ufficiale delle Special Olympics World Summer Games di Abu Dhabi, in collaborazione con artisti come Avril Lavigne, Luis Fonsi e Tamer Hosny.
Nel corso degli anni ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Murex d’Or come miglior cantante araba, il premio del Cairo International Festival e il riconoscimento come miglior voce araba del 2007. Oggi, con oltre trent’milioni di follower complessivi sui social e una carriera capace di attraversare generazioni e confini, Assala resta una delle figure più influenti della musica araba contemporanea — l’“Icona d’Oriente” che, con il concerto di Damasco, ha chiuso simbolicamente il cerchio tra il suo passato e il futuro della Siria.
