Angelo Serrenti, direttore area portieri Juventus Academy di Tunisi

La storia dell’ex carabiniere che allena i ragazzi e le ragazze tunisine. Da un anno, Angelo Serrenti vive a Tunisi e porta nel paese del Maghreb la metodologia portieri italiana.

Intervista di Sebastiano Depperu

Di divise ne ha indossate tante, Angelo Serrenti, e all’estero c’è stato in missione di pace. Ma, dopo la pensione, lo scorso anno, è volato a Tunisi con un’altra missione pacifica e scommessa personale: diventare il direttore dell’area portieri della Juventus Academy di Tunisi, ruolo quello del preparatore dei portieri che ricopre da otto anni. E la divisa è più leggera. Ma in totale, Serrenti ha un’esperienza da allenatore da campo di giocatori di circa 21 anni. La sua vita è cambiata, fa la spola tra l’Italia e la capitale tunisina ma non sente la fatica, la passione e la soddisfazione per quello che fa sono più forti dello stress fisico e mentale. Angelo Serrenti è nato a Roma nel 1967, papà sardo, mamma romana, per 39 anni è stato Carabiniere e, parallelamente, allenatore delle giovanili di calcio in Sardegna dove ha vissuto e lavorato per tanto tempo. In Kosovo, nel reparto Msu dei Carabinieri, ha ricevuto anche un encomio per essere riuscito, tramite il calcio, a unire etnie e fedi religiose diverse (cristiani, ortodossi e musulmani), coinvolgendoli in tornei con militari della Nato. Ora è impegnato in un ruolo diverso, quello del Direttore e si occupa di seguire i tecnici e i bambini portieri dalle fasce più piccole di età fino ai più grandi.

Angelo Serrenti

Come ci è finito a Tunisi? “Tutto è nato con una chiamata e da una e-mail che, inizialmente, pensavo fosse uno scherzo. Dall’altra parte della cornetta un responsabile della Juventus che voleva fissarmi un appuntamento a Torino per propormi il lavoro in Tunisia. Inizialmente, non accettai. Poi, dopo aver parlato con mio figlio, portiere del centro federale dell’Inter, mi ha convinto ad accettare di fare un’altra riunione in video chiamata con i vari responsabili della Juventus Academy in Tunisia. Tra di essi c’era il presidente Aziz Toumi. Da subito, mi sono reso conto che era un uomo capace e competente ma, soprattutto leale, una cosa non comune oggi. il presidente mi ha fatto subito sentire a casa mia e mi ha messo a mio agio in tutto. Successivamente, ho avuto un’altra video call con il direttore tecnico Helmi Ioussaief, un’altra persona di spessore e competente, una persona che mi ha sempre sostenuto. Con lui ho avuto sempre ottimi scambi tecnici”.

Video pubblicato nei social da Angelo Serrenti

Da quanti anni è nel settore del calcio giovanile? “Da sempre. Parallelamente, alla mia attività lavorativa di Carabiniere, ho sempre allenato i giovani calciatori in Sardegna. Da 21 anni lavoro nel settore del calcio dilettantistico. Ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare al progetto Scuola Portieri del Cagliari Calcio con Antonello Brambilla e Manuel Caria, due grandi professionisti ed amici che mi hanno insegnato tanto. Inoltre, avendo un figlio portiere, cresciuto nel progetto della stessa scuola portieri, ancora di più ho affinato le diverse tecniche e mi sono innamorato di questo ruolo che prima, come tutti i mister, avevo sempre considerato inferiore. Sono arrivato in Tunisia per cercare di trasmette la metodologia Juventus ma anche per cercare di cambiare la percezione della figura e del ruolo del portiere. Purtroppo, ancora oggi molti genitori, allenatori e persone fuori dall’ambiente del calcio, ritengono che il portiere abbia un ruolo marginale. Un grosso errore e – non mi vergogno a dirlo – ho faticato e non poco. Si può fare sempre di più. In Tunisia non siamo in Europa, sono soddisfatto di questo mio primo anno di lavoro. Non sono in cerca di ringraziamenti o di elogi. Mi basta, semplicemente, vedere che quando arrivo al campo, i bambini corrono ad abbracciarmi e che tutti i coach mi salutano. Ma sono molto soddisfatto del fatto che il programma di allenamento specifico abbia prodotto dei miglioramenti tra i portieri: uno dei nostri, infatti, è stato premiato come miglior portiere della Word cup Juventus Academy 2024”.

Come si è trovato a lavorare dall’altra parte del Mediterraneo? “A Tunisi ho trovato uno staff incredibile, voglioso di crescere anche se guardingo e diffidente verso l’area portieri. Tutti i settori, però, sono pieni di energia. In modo particolare mi ha colpito quello dei piccoli al Menzah: trasmette serenità e tecnica del lavoro. Ciò che sorprende di più è la loro voglia di calcio e di sport. Qui c’è una passione incredibile per il calcio e la Juventus è già ben radicata. Stiamo preparando i campioni di domani che gireranno sicuramente nelle migliori squadre del mondo”.

Angelo Serrenti con la maglia della Juventus

Un ricordo che l’accompagnerà per sempre legato al calcio? “In realtà, è un episodio di quando ero in missione di pace in Kosovo. Sono riuscito ad organizzare un torneo di calcio tra militari e civili. Abbiamo giocato tutti assieme, noi militari della Nato e i civili di diverse fedi religiose: musulmani, cristiani e ortodossi. E’ stato veramente emozionante. Quando partivo per lavoro, in valigia mettevo sempre delle scarpette da calcio. Le portavo con me in ogni parte del mondo. In Kosovo, andai allo spaccio americano e comprai un pallone. Da lì nacque tutto. Importante per me è, anche, una altro ricordo quello di tutto il percorso nella scuola calcio dove c’era mio figlio”.

Come si trova a Tunisi? “A Tunisi mi trovo bene, le persone sono cordiali e sempre disponibili. Mi sono innamorato del Paese anche grazie all’ambiente del calcio. Ma anche grazie all’ambiente esterno. Qui ancora esistono i valori umani più puri. All’Academy mi sono subito sentito a casa mia. Si lavora tanto, praticamente sette giorni su sette. Per il resto, adoro la loro cultura, adoro la Tunisia tutta. Mi piace il cibo e nel tempo libero (poco) cerco di scoprire sempre cose nuove. Ho visitato la Tunisia da nord a sud: un paese splendido”.

Video pubblicato nei social da Angelo Serrenti

E il calcio italiano? Lo segue? “Sono un romano ma, soprattutto sono un romanista e mai avrei pensato che, un giorno, avrei lavorato per la Juventus. E non lo nascondo che, quando gioca la Roma, scappo a casa per seguirla in tv. E’ anche vero che ho sposato questo progetto della Juventus e darò sempre tutto per questa meravigliosa Academy. C’è, però, una nota dolente: tutti i miei amici romani mi hanno “distrutto” con messaggi, dandomi scherzosamente del traditore perchè – per lavoro – indosso la maglia della Juventus. Ormai, sono qui da un anno e tirando le somme sono molto soddisfatto del mio lavoro, dei miei tecnici, dei miei portieri, di questa società. Non nascondo che sono stato anche contattato per lavorare con società locali per incarichi in paesi arabi blasonati o asiatici. Ma io ho rapporto di fratellanza con il presidente Aziz Toumi e, per me, una stretta di mano è lealtà”.

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