Alla scoperta di Gedda con il sociologo Massimo Ragnedda

Di Sebastiano Depperu

Massimo Ragnedda, sardo di origine, 45 anni, professore associato in Media e Comunicazione (Media and Communication) all’Università di Northumbria (Regno Unito) e alla Sharjah University di Dubai (Emirati Arabi Uniti), ci porta alla scoperta di Gedda. La città è la seconda per grandezza dell’Arabia Saudita dopo la capitale Riad. Il sociologo ci è stato di recente e ne rimasto affascinato. Vuole condividere con noi di Arabesc Magazine la sua esperienza. Arte, cultura, tradizione e ricerca di modernità lo hanno colpito a Gedda.

Parte nuova del porto di Gedda e il sociologo Massimo Ragnedda

Il sociologo ci spiega quali sono le cose che gli hanno fatto apprezzare Gedda e che dovrebbero farcela apprezzare anche a noi. I suoi consigli si possono sintetizzare in dieci punti.

Punto 1. “Gedda è una perla antica che si affaccia sul Mar Rosso. E’ una città ricca di tradizione e storia, un mix tra passato e presente. E’ una città che mostra un timido sguardo verso il futuro”.

Punto 2. “Gedda è, innanzitutto, un punto di arrivo e di partenza per i musulmani che vanno a La Mecca e a Medina per il pellegrinaggio (“Hajj” e “Umrah”), il quinto dei pilastri dell’Islam”.


Punto 3. “La Mecca dista solo 80 chilometri (un’ora circa di macchina) da Gedda ma i non mussulmani non possono visitarla. È il luogo sacro dell’Islam dove ha sede la “Al Qeblah”: tutti i musulmani del mondo – se hanno i mezzi per farlo – dovrebbero visitarla almeno una volta nella vita”.

Punto 4. “In aereo per Gedda molti uomini indossano l’Ihram (alcuni si cambiano a bordo dopo l’abluzione e le preghiere), un abito bianco, una sorta di telo composto da due pezzi di stoffa nuovi, privi di cuciture, che gli uomini che si recano per la prima volta a La Mecca o Medina, indossano”.

Punto 5. “La vita, a Gedda, è scandita dalla religione. La stessa bandiera saudita (verde, il colore dell’Islam, con la spada e una scritta in thuluth, una calligrafia islamica) contiene la “shahada”, ovvero la dichiarazione di fede Islamica”.

Jeddah corniche Aerial View


Punto 6. “Gedda si sta aprendo al turismo occidentale. Nuove costruzioni, la nuova marina con ristoranti e bar sul lungo mare dove cenare, fumare la Shisha e bere un tea, sono un primo timido tentativo di “modernizzazione”. L’alcool è proibito (anche se a Ryad ha da poco aperto un luogo dove si può acquistare). Alcuni osano paragonarla a Dubai, ma vivendo a Dubai da circa quattro mesi, posso garantire che Gedda è ben lontana dagli standard dubaini”.


Punto 7. “Gedda è una metropoli di quasi 4 milioni di persone. Di occidentali, in visita di piacere, se ne vedono ben pochi. Un po’ per questo, un po’ per curiosità e un po’ per quel senso innato di ospitalità che contraddistingue la cultura araba, sono stati tutti gentilissimi con noi. È capitato che famiglie sedute nei parchi a fare pic nic ci offrissero il tea, che dei poliziotti in strada ci offrissero dei dolci e che un infermiere ci ha fatto da guida per una notte. In questo Gedda è unica. Metropoli, ma anche provincia”.

Punto 8. “Tappa obbligatoria per chi visita Gedda è Balad, il cuore storico della città, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, composto da strette stradine contornate da case secolari di corallo, dall’architettura tradizionale. Il cuore pulsante della città, l’anima della metropoli”.

Punto 9. “Nel vecchio centro storico, si trova il Souq Al Alawi un antico mercato circondato da edifici color verde corallo, dove perdersi tra spezie, artigianato locale, incensi e gioielli. E caos. Ma non il venerdì, giornata dedicata alla preghiera, dove le botteghe la mattina rimangono chiuse e le stradine deserte. E puoi, così, goderti una città nel silenzio più assoluto”.

Palazzo del Sultano

Punto 10. “Altra tappa obbligatoria è il lungo mare, Jeddah Corniche con i suoi oltre 30 chilometri con spiagge, ristoranti, caffè e resort, e con monumenti di Joan Mirò e Henry Moore. Luogo ideale per correre (mattina presto o dopo il tramonto), passeggiare e bere un tea affacciati sul mar Rosso. Da lì osservi anche la Fontana di Re Fahd, con il gettito d’acqua più alto al mondo”.

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