Alberto Anfossi, dalla Sardegna al Marocco: “Gestisco dieci riad tra Marrakech ed Essaouira”.

Di Sebastiano Depperu

Uno dei riad ad Essaouira

E’ partito dalla Sardegna con 500 euro in tasca e la voglia di riprendersi il suo Marocco, quello lasciato anni prima. Dal 2013, Alberto Anfossi ha messo su una rete di riad (boutique hotel e suite) che gestisce con la moglie Aicha: sono dieci in totale tra Marrakech ed Essaouira. Stanze da mille e una notte per il gota del turismo internazionale (ma non solo). Chi vuole vivere il Marocco vero, passa da lui e dalla sua “InMedina” per pernottare o fare un’escursione nel paese del nord Africa. Il giovane, classe 1976, originario di Tempio Pausania, in Sardegna, è ormai un imprenditore di successo noto nel mondo del turismo.

Il sito internet dei riad di Anfossi:

Alberto Anfossi e la moglie Aicha El Messaoudi

Com’è nata l’idea di aprire dei riad in Marocco? “L’amore per il Marocco parte da lontano. Vivevo a Bologna. Era il 1997. Facevo il carpentiere, un lavoro decisamente diverso da quello che faccio ora. Lì, un amico mi disse di avere un riad a Marrakesh e di volerlo trasformare in struttura ricettiva. Sono stato due mesi in Marocco e l’impresa ci è riuscita: avevamo già intercettato un mercato esclusivo. Quindi tutto è iniziato quando ho visitato il Marocco per la prima volta e sono voluto tornare in questo luogo magico diverse volte e ora mi sono felicemente stabilito qui e ho fatto di questo angolo di mondo la mia casa”.

E poi? “Poi sono tornato a Bologna e dal capoluogo emiliano facevo da personal travel, portavo i turisti in Marocco. Con la mia ex avevamo comprato un riad tutto nostro. La nostra storia è naufragata, il riad no e l’ho lasciato a lei. Con la mia valigia sono tornato in Italia”.

Uno dei riad di Marrakesh

Ha, dunque, lasciato il Marocco con il desiderio di tornarvi? “Esatto. Sono tornato in Europa con il desiderio di Marocco dentro di me. O meglio: con un pezzo di cuore lasciato lì. Dovevo tornare a riprendermelo. E a starci, viverci. Nel frattempo ho lavorato tra la Germania, l’Emilia Romagna e la Sardegna, la mia amata terra d’origine”.

Il suo cuore, letteralmente, è stato rubato da una marocchina? “Si, mi sono sposato con Aicha e lavoriamo assieme. Viviamo nella bellissima Essaouira. La nostra passione per i viaggi e il nostro amore per il Marocco è al centro di ‘InMedina’ e siamo sempre contenti di aiutare tutti a pianificare un viaggio indimenticabile in questo paese ricco di storia, tradizione e cultura”.

Cosa lo ha mosso a tornare in Marocco? “Non so quale forza mi ha spinto a prendere la macchina, dieci anni fa, attraversare l’Europa con 500 euro in tasca e andare a lavorare in Marocco nel mondo del turismo. Ho preso in gestione il primo riad a Marrakesh e, successivamente, ho chiesto in gestione altri riad che ho trasformato in strutture ricettive: sono dieci, due ad Essaouira e otto a Marrakesh. Nel corso degli anni ho viaggiato in tutto il paese, dalle remote spiagge sabbiose del Sahara occidentale alle possenti dune del deserto attraverso le magnifiche montagne dell’Atlante e la gente cordiale e amichevole del Marocco mi ha sempre fatto sentire accolto nel loro affascinante paese”.

Uno scatto del deserto marocchino fatto da Anfossi

Cosa le piace del Marocco? “Tantissime cose, dalla natura e all’ospitalità. Una delle cose che mi piace di più è l’integrazione. Il Marocco è un paese accogliente, tollerante. Nel paese ci convivono mussulmani, ebrei e cristiani. E la gente lavora tanto. Con me lavorano 40 persone, ormai tutte di fiducia. Sono tutti marocchini. Per me un’altra famiglia. La prima volta che visitai il Paese, con i mezzi locali, sono finito anche nel deserto. Mi hanno sempre ospitato ovunque”.

Il periodo del covid? “Anche per noi è stata dura. Vedere le strutture vuote, senza gente, senza persone che passano serenamente il loro tempo mi faceva chiudere il cuore. Per fortuna, il covid è brutto ricordo e ci siamo lasciati tutto alle spalle e il turismo ha ripreso più forte di prima”.

Uno dei riad di Marrakesh

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