Sanaa Al Rustom, campionessa siriana di judo

L’intervista alla campionata di judo presta alla danza e al nuoto

Di Naman Tarcha

Dalle arti marziali al nuoto professionistico alla danza. Esiste un filo magico che nasce dalla passione per lo sport, e trasforma una bambina di dieci anni in campionesse internazionali. Si tratta di una passione incontenibile che va trasmessa alle ragazze che si affacciano al mondo dello sport, soprattutto in quegli sport considerati ancora oggi più maschili.

Il vento, nel mondo arabo pare stia cambiando e sono le donne a portarlo avanti. Una storia che sia allinea bene al cambiamento è quella di Sanaa Al Rustom, atleta siriana a campionessa pluripremiata, classe 1979, che ha trasformato la sua passione in una carriera sportiva, in una vera e propria professione. 

Quando e come hai iniziato a praticare il Judo? “Ho iniziato a praticare judo all’età di dieci anni. In effetti, all’inizio é stato mio padre a coinvolgermi a praticare le arti marziali ma, poi, mi sono appassionata e mi piaceva davvero tanto il judo. Ne sono la prova i risultati ottenuti in tutta la mia carriera. Fare sport fin da piccoli richiede costanza, impegno e tanta fatica”.

Cosa ti ha dato lo sport e cosa ha preso dalla tua infanzia? “Se ci penso ora, non mi sembra che il judo mi abbia tolto cose che desideravo da bambina. Cosa vuole un bambino se non giocare a quell’età? Credo che il judo abbia soddisfatto molto questo bisogno di me bambina piena di energia e passione per il gioco, anche quello competitivo. Viceversa, penso che il judo mi abbia insegnato molte cose buone, utili, come la disciplina, il dover attenermi a un programma specifico, alle regole. Mi ha, inoltre, aiutato a sviluppare l’autodisciplina con l’impegno ad allearmi regolarmente. Ha sviluppato, in senso positivo il mio “io” attraverso l’ottenimento di risultati personali ma, allo stesso tempo, non mi ha privato dell’integrazione sociale con i miei coetanei. Ho avuto l’opportunità di giocare con gli amici e interagire con la comunità sportiva. Infine, posso dire che la cosa più bella che il judo mi ha insegnato è la motivazione interiore. Ero sempre entusiasta di migliorare le mie prestazioni atletiche e di raggiungere  gli obiettivi prefissati”.

In passato il judo non è stato uno sport  popolare tra le  ragazze. Quali difficoltà ha dovuto affrontare il judo femminile? “Fortunatamente nella mia esperienza personale non ho mai dovuto affrontare alcuna difficoltà, grazie al sostegno della mia famiglia. Bisogna, però, riconoscere che esistono ancora stereotipi  sociali e di genere che preoccupano le ragazze che desiderano praticare questi sport. Ma a tutte le ragazze che vogliono dedicarsi a questi sport dico: siate chi vi piace essere, non esiste un campo sportivo esclusivo di nessun genere. Ci sono molte donne che hanno dimostrato successo ed eccellenza in tutti gli sport, e voi potete essere una di loro”.

Cosa significa per te il judo e cosa ti ha dato? “Forza, sfida, passione e innovazione. Il judo mi ha spinto a praticare altri sport, come il nuoto che è diventato la mia professione, il mio stile di vita”.

Cosa ti ha spinto a passare dal judo al nuoto e come hai potuto ricominciare da zero e cosa hai ottenuto? “Non si è trattato tanto di una transizione quanto di una continuazione della mia carriera sportiva. Avevo sempre praticato il nuoto, come hobby, prima di farlo a livello agonistico e, poi, d allenatrice. Ho, anche, ottenuto il certificato dalla Federazione Sportiva Siriana. Sono riuscito a fondare la scuola “Al Rustom” per il nuoto e ho portato le attività sportive nella città siriana di Latakia. A Dubai, ho ottenuto l’attestato ASCA “American Swimming Association” come allenatrice, rilasciato dalla Federazione di Nuoto degli Emirati Arabi, dove ho fondato una società di personal training sportivo, il mio attuale lavoro”.

Quali sono le condizioni per praticare uno sport professionalmente? “Credo che praticare sport a livello professionistico varia da uno sport all’altro, ma in generale necessita capacità e abilità fisiche che includono forza fisica, velocità, flessibilità, equilibrio e coordinamento. E’ indispensabile seguire un allenamento intensivo e regolare sotto la supervisione di allenatori professionisti specializzati nello sport scelto. Impegno nella formazione, miglioramento continuo oltre a sforzi e sacrifici necessari per raggiungere gli obiettivi. È necessario mantenere la propria salute generale e seguire una dieta sana ed equilibrata, assieme ad uno stile di vita organizzati per poter sopportare lo sforzo dell’allenamento e della competizione professionale. Infine é utile avere la capacità di negoziare contratti di sponsorizzazione”.

Cosa hanno in comune il judo, il nuoto e la danza? Lo sport in generale è un’arte. Nuotare è come ballare, ma nell’acqua e ballare sono uno sport. Metti tutte queste discipline insieme e – scherzo, naturalmente – io sono l’esempio vivente di quello che possono avere in comune tutte le discipline”.

Cosa hai ottenuto oggi nella tua carriera sportiva e quali sono i tuoi obiettivi futuri? “Guardando alla mia carriera nel suo insieme, sono piuttosto soddisfatta. Campionati, premi, riconoscimenti locali e internazionali e un progetto sportivo che ho iniziato in Siria e l’ho portato con me negli Emirati Arabi. Credo che queste cose siano il massimo a cui aspira un atleta di successo. Per il futuro svilupperò il mio progetto sportivo e, forse, lo riproporrò nel mio paese d’origine appena possibile.  Adesso aspetto un  figlio che è anche questo un progetto sportivo. Sono molto ansiosa di trasferirgli la mia passione e le mie esperienze: è ciò che lo sport mi ha insegnato”.

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