Abdu Bouati, dal Marocco all’Italia sul filo dell’alta moda

L’intervista

Da autodidatta a docente di moda. Famosa la collezione contro la violenza sulle donne con i detenuti del carcere di Vasto. Marocco e Italia sempre presenti nelle sue collezioni.

Di Sebastiano Depperu

Parola d’ordine: eleganza. E’ la nota che contraddistingue lo stilista italo-marocchino Adbu Bouati. Nelle sue collezioni (sia maschili che femminili) il talento e uno stile moderno e richiami alle origini: i suoi abiti sono indossati da professionisti e personaggi dello spettacolo. Con il marchio ha conquistato il prêt-à-porter e l’alta moda nazionale. Quello di Abdu è un talento precoce che si è manifestato, dall’adolescenza, con la realizzazione di modelli a Vasto. Da autodidatta di strada ne ha fatta tanta, fino ad arrivare a tenere corsi di moda e un laboratorio di sartoria nel carcere di Vasto. Classe 1992, lo stilista è nato in Marocco ma si è trasferito da giovane in Italia. Sogna l’internazionalizzazione e le passerelle globali.

Come ha iniziato la sua carriera nella moda? “La mia passione per la moda è nata fin da giovane. Crescendo tra Marocco e Italia, ho avuto l’opportunità di immergermi in due culture diverse e questo ha influenzato profondamente il mio stile. Ho iniziato a creare abiti per amici e parenti e, pian piano, ho deciso di trasformare questa passione in una carriera fondando il brand “M-Style” Couture assieme al mio socio Nicola Melchiorre”.

Cosa ha ispirato la collezione “M-Style”? “M-Style” è un omaggio alla mia eredità culturale. Mescola elementi tradizionali marocchini con uno stile moderno e audace. Adoro giocare con i colori, i tessuti e le forme. Ogni abito racconta una storia, e voglio che chi lo indossa si senta unico ed elegante. Con il Brand “M-Style” ho lanciato la linea M-Style Jeans Uomo e Donna con tessuti ecosostenibili e completamente Made in Abruzzo!”. 

Ha lavorato anche come insegnante di moda. Che esperienza è stata? “Insegnare è un’esperienza gratificante. Si ha la possibilità di condividere la mia passione con giovani talenti e aiutarli a sviluppare le loro abilità. La moda è un mondo in continua evoluzione e mi piace stimolare la creatività dei miei studenti”

Come è stato lavorare con i detenuti? “Ho l’opportunità di erogare corsi qualificanti di moda in alcune strutture carcerarie in collaborazione con l’istituto di formazione “PMI Services” di San Salvo. È stato un momento toccante. Ho visto come la creatività e l’arte possano essere un mezzo di espressione e di riscatto per i detenuti. La moda può davvero cambiare delle vite”.

Con loro una collezione contro la violenza sulle donne. Come è nata l’iniziativa? “L’idea di questa collaborazione è nata con la consapevolezza che la moda può essere uno strumento potente per sensibilizzare e promuovere il cambiamento sociale. Ho sempre creduto che gli stilisti abbiano una responsabilità oltre la creazione di abiti: possiamo contribuire a trasmettere messaggi importanti attraverso le nostre collezioni. L’importanza di sensibilizzare gli studenti e le studentesse sulla violenza di genere e promuovere il rispetto e l’uguaglianza è fondamentale. In questo contesto, la collaborazione tra scuole e strutture carcerarie può avere un ruolo significativo nel cambiamento culturale e nella prevenzione della violenza contro le donne”.

Come avete coinvolto le scuole e le strutture carcerarie nel progetto? “La collaborazione si è sviluppata in diverse fasi. Workshop nelle scuole: ho incontrato gli studenti e le studentesse per sensibilizzarli sulla violenza di genere e l’importanza del rispetto reciproco. Ho lavorato con i detenuti che hanno partecipato attivamente alla creazione della collezione, imparando nuove abilità e contribuendo al cambiamento sociale. La moda diventa uno strumento di espressione e riscatto. Studenti e detenuti hanno realizzato la collezione che è stata portata in passerella coinvolgendo la comunità locale. Ora è esposta nel mio atelier a Vasto”.

Qual è stata la reazione degli studenti e dei detenuti? “Siamo stati sorpresi dalla creatività e dall’impegno di entrambi. Gli studenti hanno portato idee fresche e innovative, mentre i detenuti hanno trovato nella moda un modo per esprimere la propria dignità e forza interiore: è stato un processo di crescita per tutti noi”.

I suoi progetti futuri? “Ho una visione ambiziosa per il mio futuro dopo le collezioni di successo e l’esperienza significativa nel carcere. Mirerò a portare la mia firma M-Style oltre i confini italiani. Voglio esportare la mia creatività e il mio stile unico in tutto il mondo, partecipando a sfilate di moda internazionali e collaborando con boutique di lusso. Voglio realizzare collezioni ecosostenibili, che inglobino temi sociali, collaborando con artisti. Continuerò a condividere la mia esperienza con giovani stilisti emergenti. Sto pianificando workshop, masterclass e programmi di mentoring per ispirare e guidare la prossima generazione di talenti”.

Un momento della sfilata contro la violenza sulle donne

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